Onu e Ue: così i migranti diventano una risorsa per il sud del mondo

December 5, 2008 · Filed Under Italiano ·  

Joshua Massarenti - Panorama

Venerdì 5 Dicembre 2008

Fila di immigrat

Da Bruxelles
Fino a quando i migranti continueranno ad essere percepiti come fonti di guai anziché una risorsa preziosa per sconfiggere la povertà nel mondo? Mentre scoppia il caso degli sbarchi record sulle coste italiane, c’è chi si interroga sulla necessità di mettere in pratica strategie globali in cui le migrazioni diventano uno strumento decisivo per lo sviluppo dei paesi del Sud del mondo. Con il sostegno della Commissione europea, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), in partenariato con altre quattro agenzie Onu (Iom, Iol, Unhcr e Unfpa), ha lanciato un’iniziativa congiunta per consentire alla società civile, ai migranti e alle Autorità locali (regioni, comuni) di diventare protagonisti efficienti nella lotta contro la miseria nei paesi poveri. L’iniziativa Ue-Onu, battezzata il 1 dicembre scorso a Bruxelles con l’organizzazione di una Fiera delle conoscenze che ha riunito oltre 300 partecipanti giunti da tutta l’Europa e da vari paesi del Sud del mondo, non nasce per caso. Come lo ha ricordato il vice-Presidente della Commissione Ue, Jacques Barrot, “questo progetto è un’ulteriore dimostrazione del fatto che il rapporto tra migrazioni e sviluppo fa parte delle priorità politiche dell’Unione europea”. Scavando nelle parole del Commissario Ue alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, si scopre in realtà una strategia complessa che, negli ultimi mesi, vede Bruxelles sempre più orientata a ’sfruttare’ le risorse offerte dai migranti e dalle Autorità locali nella lotta contro la povertà.
Con la recessione economica alle porte, molti paesi europei saranno infatti costretti a tagliare drasticamente i fondi destinati agli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps), allontanandosi cosi’ sempre di più agli impegni presi nel 2000 per favorire il raggiungimento gli Obiettivi del Millennio. Ora, a nessuno sfugge il fatto che nel 2007 le rimesse dei migranti hanno superato quota 240 miliardi di dollari, il doppio rispetto agli Aps. Non solo. Il know-how dei migranti rispetto ai loro paesi di origine è una risorsa preziosissima per sconfiggere la povertà. Sul versante delle Autorità locali, l’Ue è invece convinta che comuni e regioni, sia europei che quelli del Sud del mondo, siano gli attori più adatti a mettere in pratica le strategie di sviluppo escogitate a Bruxelles. Per Cécile Riallant, in forza all’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (Iom) e cnsigliere dell’Iniziativa congiunta Ue-Onu, “la nostra volontà è quella di partire dal basso. Attraverso la serie di progetti che appoggeremo nei prossimi tre anni, cercheremo di individuare le pratiche migliori che ci consentiranno di definire strategie globali in grado di rafforzare il ruolo dei migranti, delle autorità locali, ma anche della società civile, nelle politiche di sviluppo”. Quattro gli assi su cui puntare: le rimesse, “che non possono sostituirsi agli aiuti pubblici dei paesi ricchi, ma che vanno maggiormente inquadrate”; i legami dei migranti con i loro paesi di origine; la possibilità di sfruttare al meglio le loro competenze (sia come cittadini del Sud del mondo che di migranti) e, infine, agevolare i progetti di rimpatrio. Una questione strategica quest’ultima su cui la presidenza di turno francese dell’Unione europea ha puntato molto sul tema dell’immigrazione (il)legale con, ad esempio, l’inaugurazione il 6 ottobre scorso a Bamako di un Centro di informazione e di gestione delle migrazioni per favorire progetti di reinserimento socio-professionale di emgranti maliana nella loro madrepatria.

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